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"Mare e Monti"...e non è una pizza! Leggi il nuovo racconto del Jolly |
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DAL MARE AI MONTI [Mare-Monti? e rotonde ](ndr) 
"L'uom di cui vado a narrare con bandana e scimitarra in man è da pensare. Col suo ..crin ormai azzerato alla guida di una goletta è avvistato, sempre in caccia ,di straforo, di una nave o di un gran tesoro! Posso dire , per chi non avesse ancora capito di chi sto parlando (e per i " non acquirunners" soprattutto..) , che con una " l bandana" ed una spada lo vedrei come un pirata ! Ed in effetti del "Pirata " l'indimenticato campione , il ciclista ,.. un po' ce l'ha!  "il Ricca" (Marco Riccabone e pure Giovanni all'anagrafe..) una new entry dell'Acquirunners ma da subito una certezza. Genio e sregolatezza, tecnica e pazzia miscelati in un giusto cocktail , il tutto in sessanta chili di nervi! Per lui niente è impossibile: una mezza maratona sotto l'ora e mezza.. fatto. Una maratona sotto le tre ore e mezza, fatto. Un Trail di 45 km , con 1800m m di dislivello+/- , fatto. Battere Fasano a Castelletto d'Erro ,...fatto ! Insomma un uomo che si pone degli obbiettivi solo per distruggerli . Colui che cominciò al mare (Ceriale), e finì ai monti (Trail di Ivrea)..! Un uomo versatile o un incosciente ? E' il tipo che ti chiede : "..ma sta gara com'è?". E tu inizi a parlare..ma lui ti interrompe: " Lascia perdere. Intanto i..o parto veloce, accelero andando e poi finisco con uno sprint ! ". Cosa puoi dire difronte a tanta caparbietà ? Per Marco è solo una questione di scarpe: cambia calzature e puoi scalare (di corsa ..) anche l'Everest! Disponibile per ogni esigenza di squadra vedi adattarsi quando si parla di 24x1 ora o nell'organizzazione ( si fa" in quattro") quando si tratta di Acqui Classic Run. Si trasforma in showman durante le trasferte in auto per raggiungere le mete di gara, allietando i compagni di viaggio con racconti pieni di aneddoti il tutto a getto continuo e senza paura di essere interrotto ...intanto prende allegramente anche qualche rotonda e spacca i cerchioni dell'auto (chiedere a Gianni Gaino che non si è ancora ripreso .." ho visto la Ma...!") . Ma è nel carattere del personaggio il nervosismo intrinseco ma che gli fa osare anche le cose impossibili. Rimane comunque un atleta che non si è inventato ora, ma viene da anni di competizioni giovanili poi interrotte per problemi fisici e da impegni lavorativi mentre adesso è tornato dopo anni alla ribalta e nuovamente nelle cronache che raccontano di runners, anche se qualche acciacco è sempre in agguato. Rimane un enigma il fatto che egli non voglia essere fotografato. E' forse ricercato da Lord Nelson?? Caro "Pirata" tante battaglie le hai già vinte ma ti resta una guerra, una sfida ..piuttosto tecnica che ti lancio io: " La maratona sotto le 3 Ore!" Non so se sarà già nella "grande mela" (New York a novembre dove ci sarò anch'io assieme ad altri "Acquirunners"), ma secondo me in primavera...  Il Jolly ..(with a little help from my friends)
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Acqui Classic Run (di Elisabetta Iurilli) |
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Acqui classic run
Mentre sono in macchina tra le curve dolci della salita del Cremolino mi è impossibile non andare col pensiero alle quattro ragazze di vent’anni fa. Forse la musica era la stessa che gira ora nello stereo, certo noi eravamo diverse. La macchina dei genitori, ci si dava appuntamento, e ci si chiamava al citofono di casa se si tardava. Andavamo in qualche locale, poi in discoteca. Abbandonati i libri per una sera, si cercava un po’ di relax e qualche sguardo interessato. A dire il vero, gli unici che incontravamo erano quelli dei carabinieri che puntuali, dietro una curva, alzavano la paletta sistematicamente ogni sabato per controllo … Ora mentre percorrevo quelle stesse curve, pensavo a come siamo vent’anni dopo. Una maestra, una tabaccaia, una mamma felice, un neurochirurgo …
Solo Acqui è la stessa. Bellissima nella sua ricercatezza ed eleganza, le terme e il vino, il suo vanto.
Qui ieri tutto parlava d’Africa.
Nella quota d’iscrizione era compresa una donazione a favore di un reparto di neonatologia di un ospedale in Kenia. Gli organizzatori avevano una maglia con la stampa del continente e la scritta “Acquirunner for Africa”. Ho trovato molto bello abbinare un’iniziativa benefica a una corsa podistica.
Il richiamo così pressante al continente africano poi mi ha subito fatto venire in mente il motto del leone e la gazzella: “Ogni giorno in Africa una gazzella si sveglia e sa che deve correre. Ogni giorno in Africa un leone si sveglia e sa che deve correre. Non importa che tu sia leone o gazzella. Corri!”
Ed è appunto quello che faccio io, correre per la voglia e ormai il bisogno di farlo, senza pretesa di essere leone o gazzella.
La gara di Acqui si svolge su un anello di un chilometro da percorrere sei volte.
La difficoltà maggiore della serata è il caldo e l’umidità. I trenta gradi inaspettati per i nostri fisici, reduci da un inverno freddo e piovoso, sono decisamente ostili alle fatiche che andremo a compiere.
Ai moscerini e alle zanzarine invece non sembra vero di aver trovato tanto ben di Dio!
Tra i concorrenti i più provengono dalle società limitrofe piemontesi, oltre a quella ospitante, pochi i genovesi, impegnati i più, questo venerdì, al forte Diamante. Per questo, forse, quando ci si vede fra liguri, si fraternizza subito. Così conosco Andrea dei Maratoneti, canotta e bandana come il suo presidente!
Si scaldano i muscoli, si scrutano i presenti, si cerca di scoprire dove sia il campione …
Sì perché la nostra corsa vede la presenza di Gelindo Bordin … o meglio avrebbe dovuto vedere …
Beppe Chiesa in volto è bianco e preoccupato. Mi avvicino per salutarlo e noto il suo disappunto. “E’ ad Alessandria ed io che faccio? Do’ il via alla gara senza di lui o lo aspettiamo ancora una mezz’oretta?”
Questi campioni … aspettati, coccolati, star di glorie passate, percorrono pochi chilometri a volta, magari si ritirano anche dalla competizione a cui sono stati invitati e di cui sono “testimonial d’eccezione”… gli amatori sono allo start un’ora prima dell’inizio della gara per snellire le operazioni d’iscrizione. Poco importa se hanno sulle spalle una giornata o una settimana di lavoro, se hanno dovuto chiedere il permesso alla moglie o al marito, certi di dover pagare pegno al ritorno, se hanno dovuto percorrere anche più di trenta chilometri con la propria auto per esserci … gli amatori si chiamano così appunto perché amano il proprio sport, ci mettono passione oltre che grinta …
Lo start viene dato con mezz’ora di ritardo. Il clima è decisamente più fresco, ma saranno ugualmente sei chilometri sudati. Gireremo attraversando il centro storico con i suoi bei palazzi antichi, le sue splendide vetrine, i bar con i tavolini all’aperto, poi intravedo la fiancata di una chiesa medievale e un viale alberato profumatissimo. Poi ancora la parte nuova, che conosco solo perché nelle fiere qui sono sistemate tante bancarelle … e poi sono gli archi e il rettilineo di Corso Bagni con l’arco dove il chip segna il nostro passaggio. Dopo qualche giro vedo le gazzelle. Sono velocissime ed agili si danno battaglia tra noi, gruppo compatto che le ammira. Poi arrivano i leoni all’inseguimento delle prede sempre più vicine … e alla fine tutti si arriva al traguardo.
Ad Acqui Terme con l’Africa nel cuore.
Betta (Elisabetta Iurilli, ndr)
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Tra bric e foss.. (racconto di Elisabetta Iurilli sulla gara di Rivalta Bormida) |
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Tra bric e foss.
Trasferta piemontese nell’ultima domenica di Maggio.
In realtà vivo in un paese quasi di confine fra due regioni. A Masone non ci sentiamo del tutto genovesi ma neanche alessandrini. Potendo, scegliamo il meglio dalle due regioni. Al mare, all’olio, alle troffie rispondono i dolci colli, il vino, gli agnolotti al plin.
Così, anche la scelta di una gara domenicale può diventare un dramma … a suoni di messaggi non sempre intercettati e strane segreterie telefoniche tra me e il fido Claudio.
La vince lui. Rivalta Bormida al posto del Garbo.
Ma domenica prossima è proprio Masone col Giabbani ad ospitare, niente scherzi!
Il tempo è incerto quando la nostra auto scorre tra le stradine dell’Ovadese. Tante curve a disegnare profili e crinali di colline con le loro vigne ordinate. La mano del contadino che trasuda fatica tutto l’anno e che si gode i frutti del duro lavoro in autunno pone in questi posti la sua impronta perfetta. Le coltivazioni stanno già preparando il loro frutto con la pazienza del tempo e i ritmi della natura.
Tante ville sparse, isolate, ogni tanto qualche paesino si riconosce per la chiesetta o la torre a indicare splendori medievali. Tutto immerso in una quiete perfetta.
Come ci sentiamo diversi da chi abita qui, come ci sentiamo “genovesi” …
Rivalta ci aspetta lì, dove è da sempre, anche se noi credevamo di esserci persi …
“Guarda, c’è Vassallo, allora è proprio qui la gara!”
E ci sono anche tutti gli altri, Alessandro e il papà Bessini, Giovanna, Marco e i tanti che conosco solo di vista e di cui ammiro le imprese e le partecipazioni frequenti alle gare a cui partecipo anch’io. Una delegazione di Acquirunner, che penso che in questi posti, in fondo, giochino in casa, e una di podisti della Cartotecnica Piemontese.
Mi sembra ci siano tanti bravi atleti fra noi, alcuni dei quali, a quanto dice Claudio, erano anche a Casella venerdì scorso. La presenza di noi donne è forse più numerosa del solito. Altro che fare la calzetta… sguardi sicuri, grintosi agguerriti e puliti. Forse non saremo veri e propri angeli del focolare ma … pazienza, i nostri uomini ormai ci hanno fatto il callo.
Nel darci il via lo speaker ci annuncia la presenza di una gara ippica che si svolge in contemporanea alla nostra su due punti del percorso. Ci viene richiesto di tenere la destra e di tornare con i nostri piedi, non al galoppo.
“Ci mancavano solo i cavalli” penso a voce alta conoscendo bene tutte le altre difficoltà che una gara come questa può presentarmi davanti. “Di solito i pericoli li incontrano quelli in testa al gruppo, non noi della coda!” mi risponde una ragazza vestita di verde. Le do ragione e mi sento già risollevata.
Partiamo e ci allunghiamo subito per le vie del paese che ancora assonnato ci guarda curioso da dietro le finestre. Pochi metri e siamo in aperta campagna. I campi di papaveri sono uno spettacolo. Macchie rosse sgargianti in mezzo all’erba giallo-verde. Sono tanti, sono bellissimi. E mentre l’asfalto cede il posto allo sterrato, intravedo quello che diventerà il mio incubo nei minuti seguenti. Una collina sui cui tornanti in netta salita si sta arrampicando il gruppo di corridori davanti a me. “Ma guarda come vanno, ma guarda quant’è lunga, ma sarà da fare tutta? Ma poi ci sarà anche la discesa?” e mentre i dubbi mi tormentano due podisti dietro di me parlano a mo’ di radio correndo, tingendo a tinte fosche quello che ci aspetta. Vado avanti arrancando e loro dietro di me a parlare come due cronisti a commentare la fatica e a fare pronostici su quello che ci aspetta … credo di averli odiati nel profondo. Ma anche ammirati parecchio. Io è già tanto se riesco ad avere il fiato per correre!
Poi finalmente la pendenza ci molla e iniziano le tracce dei cavalli … uno fa anche la sua regale comparsa. Il fantino tira con forza le briglie, probabilmente lo infastidiamo. E’ bello, è in gara … come noi!
Il percorso continua alternando pezzi di asfalto e pezzi di sterrato. Probabilmente si passa da una collina all’altra. In alcuni punti si vedono campi distesi sia a destra che a sinistra, macchie di papaveri, erba verde, zone coltivate, altre volte si entra nel bosco e si sente il cuculo cantare con il suo verso prestato ad orologi di altri tempi, ma il pezzo più bello è quello da correre in discesa sullo sterrato, dove dall’alto si domina un paesaggio di colline, di filari disposti al sole, di piccole case lontane. Poi è di nuovo asfalto, è quasi finito tutto, si rientra sulle stradine di Rivalta, dove pazienti volontari che salvaguardano il nostro passaggio, si stanno “beccando” al nostro posto gli insulti di chi deve passare per forza e subito a tutti i costi con la sua auto … “Ogni paese ha il suo cretino” commentano dietro di me alcuni ragazzi. Cerco inutilmente di scacciare il pensiero, ma il volto di un mio conterraneo già veleggia leggero nella mia mente …
“Ciao ciao!” mi saluta il marito a pochi metri dall’arrivo riuscendo a farmi sorridere tra le smorfie della fatica. Oggi è venuto al seguito. Da un po’ non succedeva.
E la gara finisce con un cartellino strappato, un nome da aggiungere in coda alla classifica, tra tanti partecipanti. Un’emozione in più nel mio cuore, la scoperta di territori bellissimi vicini a casa, la gioia di esserci stata anch’io, di aver chiuso dieci chilometri di fatica e di sudore, di lotta con me stessa, di evasione dalla routine quotidiana. La corsa, un mondo tutto mio a cui mi aggrappo quando sono in difficoltà, ma anche quando sto bene, e che difendo con le unghie dalle ingerenze esterne …
I vincitori hanno ritirato soddisfatti e sorridenti cassette stracolme di verdura di ogni tipo e bottiglie di buon vino.
A me, pur lontana dalla zona podio, un bellissimo e graditissimo bouquet … di zucchine !!!
Betta (Elisabetta Iurilli ndr)
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Le due Perle : Racconto di Elisabetta Iurilli sulla Mezza Maratona (SantaMargherita-Portfino..) |
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Le due Perle  Chi corre lo fa sempre. Sul lavoro, in famiglia, quando attraversa la strada, spinge un passeggino o lotta con una malattia. La corsa entra nella testa e nel cuore, ti insegna a lottare, a programmarti, a volerti bene, a sorridere. Ad accettare una sconfitta e gioire per una vittoria. “Chi ama corre” lo dice S. Agostino e lo penso anche io. Certo che trovarmi qui nel giorno più romantico del calendario, pressata tra i 2200 partecipanti della mezza dai paesaggi mozzafiato, non è una coincidenza. Il marito mi regala il suo “alzarsi presto per accompagnarmi” e il suo “aspettarmi paziente” al traguardo, con la mia giacchetta sottobraccio. Antisportivo per eccellenza, apprezzo molto il suo sacrificio … Il tempo non è il massimo, pioviggina, ma poi smette e qualche raggio di sole filtra dalle nuvole.
I dubbi sull’abbigliamento sono i discorsi principali negli spogliatoi, non fa caldo, ma poi quando si corre è diverso. Io da un po’ di tempo sono abituata a temperature sotto lo zero. Penso di poter reggere benissimo con la manica corta e i ciclisti, più vestita forse sarei a disagio. Qualche ragazza assume integratori di varia natura, pronti a supplire la forza che cala, la fatica che si fa sentire più insistente … penso che facciano più bene alla testa che alle gambe, tuttavia tengo questo pensiero per me, e ricordo con gusto la contadina marchigiana incontrata a Venezia: “Integratori? Io mi faccio un dolce col lievito madre, una ricetta antica fatta di miele e frutta secca. Due pezzetti in cintura e vedrai come corri veloce!” Però al momento giusto, tiro fuori una cioccolatina al riso e decido di doparmi nel modo più goloso! Il mio compagno di corsa è Gian Piero. Ci scaldiamo insieme, salutando gli amici che tutti e due troviamo qua e là davanti a questo bellissimo mare calmo a dispetto dell’agitazione di noi runner prima della partenza. Vedo la simpatia di Santa, la dolcezza di Grazia, Claudio che mi raggiunge con il suo ritardo di sempre, e conosco gli amici di Gian Piero, tra cui una coppia di marito e moglie che, a quanto capisco, sono in gara quasi tutte le domeniche. Che bello deve essere condividere in coppia una passione come la corsa! Riscaldando le mie gambe, da cui, molto pessimisticamente, oggi non mi aspetto un gran che, cerco con lo sguardo quelli che saranno gli eroi del giorno. Soprattutto uno, Baldini. Lo seguivo anche quando non sapevo quanti fossero i km di una maratona, quando la corsa non era ancora il mio mondo e forse era un po’ anche noiosa da seguire in tv. Stefano Baldini ha sempre catalizzato in qualche modo la mia attenzione, con i suoi successi e le sue cadute. Uno scricciolo fulvo verso cui ho sempre provato simpatia e fatto il tifo. Oggi correre una gara che avrebbe corso anche lui al tempo stesso mi inorgoglisce e crea tensione. Perché la mia corsa è lenta, ben diversa da quella del mio campione, e la mia preoccupazione principale di oggi è di trovarmi a chiudere il mio primo giro mentre lui chiude la sua gara … che grande umiliazione sarebbe! Se al posto suo ci fosse un Keniota sarebbe diverso. Sarei punta nell’orgoglio lo stesso, ma essere doppiata dal proprio campione è differente! E in questi pensieri mi accalco in partenza. Sono agitata tanto che devo chiedere l’aiuto del mio amico per sistemare il mio orologio ribelle, che segna quel che vuole lui, quando vuole lui. Sono convinta che come tutti i miei congegni elettronici (cellulare, etc.) abbia un’anima che si ribella alla scarsa attenzione e considerazione che provo per loro … Poi lo start e le gambe che vorrebbero corrersela in un passo solo questa 21 km, l’energia che viene trattenuta stentatamente per non scontrare i vicini, i passetti piccoli, l’arco che viene superato, la falcata che si allunga, lo scansare e lo scartare, Gian Piero che con le mani mi indica di qua o di là e poi … la strada che diventa mia! Anche mia … dei più di duemila partecipanti che si snodano su questo anello di 10 km da ripetere due volte, che riempiono dei loro colori questa giornata grigia, che con i loro sguardi fieri e puliti rendono ancora più belli questi luoghi famosi in tutto il mondo per l’incanto del mare e dei monti che vi si affacciano. E dove la bellezza della natura già da il suo massimo, anche l’uomo ha saputo usare armonia nel costruire e lasciare intatto. Chissà cosa pensa chi viene da lontano … e oggi sono in tanti! Ma ecco che i primissimi spuntano dall’altro lato della carreggiata. C’è non c’è? Non lo vedo, ma ho l’affanno, sono in salita, non ho tempo per guardare bene … e poi, distanti, ci sono gli altri, visi tirati per lo sforzo che richiede la competizione. Mi piacerebbe vederli domani quei volti, impegnati nella vita comune. Ci sarà qualche commerciante come me, qualche operaio, medico, impiegato, insegnante … quanto siamo diversi in borghese! Solo la corsa ci rende uguali “tutti malati” dice mio marito. E di nuovo volti amici che non ho visto prima, ma che ora, correndo, ritrovo. C’è la Giancarla e c’è Giuseppe: “Ora mollo!” “Ma no, dai!” Qualche mese fa, eravamo in maratona, le stesse parole, la stessa fatica, ma dopo la crisi l’ha superata. Mi aspetto che farà così anche oggi. Giro di boa. Non sento il fiato sul collo dei campioni … il siparietto che avevo in mente non si è avverato, per fortuna, forse sono troppo pessimista. Continuo la mia corsa a fianco a Gian Piero e dopo poco li vediamo. Avanzano leggeri, come volassero, la falcata è lunga e veloce, il ritmo intenso, ma, questa volta, ne sono sicura, Baldini non c’è. Possibile! Ma devo farmene una ragione e pensare alla mia corsa, anche se … ecco per un attimo provo ad immaginare a quanto deve essere bello tagliare il traguardo per primo. Chissà cosa si deve provare, quali emozioni ti assalgono … Ed è ancora gara ed è dura la corsa quando l’asfalto è ondulato come il mare che abbiamo sotto. Risalire la china dalla piazzetta di Portofino fino alla chiesetta, mi sembra una fatica assurda per le mie povere gambe troppo stanche, grosse e pesanti. Gian Piero non mi molla, e se in alcuni tratti prima mi ha dovuto frenare, ora rallenta la sua corsa per stare al mio passo. “Vai, tu ne hai ancora, ce la puoi fare bene!” Per tutta risposta ne ricevo una mano tesa. L’afferro e capisco che dovrò dare il massimo. Al Covo di Nord Est sono stanca, spompata, impreco contro me stessa, al mio “cadere in tentazione” così frequente quando vedo una mezza vicina a dove abito, alla mia voglia di esserci, di desiderare fatica e sudore, come se non bastasse il lavoro, la casa e la famiglia. E dire che penso anche di sentirmi “libera” quando corro … finisco per odiarmi, finché non lo vedo … E come un miraggio appare il bell’arco gonfiabile del traguardo, il tappeto sotto i miei piedi, la gente assiepata ai lati, lo speaker che parla, è finita! Forse meglio delle altre volte. Un’occhiata al tempo lo conferma. So che non è per niente merito mio, sono stata tirata, ma va bene lo stesso. E il mio campione che fine ha fatto?
Chi corre lo fa sempre. Sul lavoro, in famiglia, quando attraversa la strada, spinge un passeggino o lotta con una malattia. La corsa entra nella testa e nel cuore, ti insegna a lottare, a programmarti, a volerti bene, a sorridere. Ad accettare una sconfitta e gioire per una vittoria. “Chi ama corre” lo dice S. Agostino e lo penso anche io. Certo che trovarmi qui nel giorno più romantico del calendario, pressata tra i 2200 partecipanti della mezza dai paesaggi mozzafiato, non è una coincidenza. Il marito mi regala il suo “alzarsi presto per accompagnarmi” e il suo “aspettarmi paziente” al traguardo, con la mia giacchetta sottobraccio. Antisportivo per eccellenza, apprezzo molto il suo sacrificio … Il tempo non è il massimo, pioviggina, ma poi smette e qualche raggio di sole filtra dalle nuvole. I dubbi sull’abbigliamento sono i discorsi principali negli spogliatoi, non fa caldo, ma poi quando si corre è diverso. Io da un po’ di tempo sono abituata a temperature sotto lo zero. Penso di poter reggere benissimo con la manica corta e i ciclisti, più vestita forse sarei a disagio. Qualche ragazza assume integratori di varia natura, pronti a supplire la forza che cala, la fatica che si fa sentire più insistente … penso che facciano più bene alla testa che alle gambe, tuttavia tengo questo pensiero per me, e ricordo con gusto la contadina marchigiana incontrata a Venezia: “Integratori? Io mi faccio un dolce col lievito madre, una ricetta antica fatta di miele e frutta secca. Due pezzetti in cintura e vedrai come corri veloce!” Però al momento giusto, tiro fuori una cioccolatina al riso e decido di doparmi nel modo più goloso! Il mio compagno di corsa è Gian Piero. Ci scaldiamo insieme, salutando gli amici che tutti e due troviamo qua e là davanti a questo bellissimo mare calmo a dispetto dell’agitazione di noi runner prima della partenza. Vedo la simpatia di Santa, la dolcezza di Grazia, Claudio che mi raggiunge con il suo ritardo di sempre, e conosco gli amici di Gian Piero, tra cui una coppia di marito e moglie che, a quanto capisco, sono in gara quasi tutte le domeniche. Che bello deve essere condividere in coppia una passione come la corsa! Riscaldando le mie gambe, da cui, molto pessimisticamente, oggi non mi aspetto un gran che, cerco con lo sguardo quelli che saranno gli eroi del giorno. Soprattutto uno, Baldini. Lo seguivo anche quando non sapevo quanti fossero i km di una maratona, quando la corsa non era ancora il mio mondo e forse era un po’ anche noiosa da seguire in tv. Stefano Baldini ha sempre catalizzato in qualche modo la mia attenzione, con i suoi successi e le sue cadute. Uno scricciolo fulvo verso cui ho sempre provato simpatia e fatto il tifo. Oggi correre una gara che avrebbe corso anche lui al tempo stesso mi inorgoglisce e crea tensione. Perché la mia corsa è lenta, ben diversa da quella del mio campione, e la mia preoccupazione principale di oggi è di trovarmi a chiudere il mio primo giro mentre lui chiude la sua gara … che grande umiliazione sarebbe! Se al posto suo ci fosse un Keniota sarebbe diverso. Sarei punta nell’orgoglio lo stesso, ma essere doppiata dal proprio campione è differente! E in questi pensieri mi accalco in partenza. Sono agitata tanto che devo chiedere l’aiuto del mio amico per sistemare il mio orologio ribelle, che segna quel che vuole lui, quando vuole lui. Sono convinta che come tutti i miei congegni elettronici (cellulare, etc.) abbia un’anima che si ribella alla scarsa attenzione e considerazione che provo per loro … Poi lo start e le gambe che vorrebbero corrersela in un passo solo questa 21 km, l’energia che viene trattenuta stentatamente per non scontrare i vicini, i passetti piccoli, l’arco che viene superato, la falcata che si allunga, lo scansare e lo scartare, Gian Piero che con le mani mi indica di qua o di là e poi … la strada che diventa mia! Anche mia … dei più di duemila partecipanti che si snodano su questo anello di 10 km da ripetere due volte, che riempiono dei loro colori questa giornata grigia, che con i loro sguardi fieri e puliti rendono ancora più belli questi luoghi famosi in tutto il mondo per l’incanto del mare e dei monti che vi si affacciano. E dove la bellezza della natura già da il suo massimo, anche l’uomo ha saputo usare armonia nel costruire e lasciare intatto. Chissà cosa pensa chi viene da lontano … e oggi sono in tanti! Ma ecco che i primissimi spuntano dall’altro lato della carreggiata. C’è non c’è? Non lo vedo, ma ho l’affanno, sono in salita, non ho tempo per guardare bene … e poi, distanti, ci sono gli altri, visi tirati per lo sforzo che richiede la competizione. Mi piacerebbe vederli domani quei volti, impegnati nella vita comune. Ci sarà qualche commerciante come me, qualche operaio, medico, impiegato, insegnante … quanto siamo diversi in borghese! Solo la corsa ci rende uguali “tutti malati” dice mio marito. E di nuovo volti amici che non ho visto prima, ma che ora, correndo, ritrovo. C’è la Giancarla e c’è Giuseppe: “Ora mollo!” “Ma no, dai!” Qualche mese fa, eravamo in maratona, le stesse parole, la stessa fatica, ma dopo la crisi l’ha superata. Mi aspetto che farà così anche oggi. Giro di boa. Non sento il fiato sul collo dei campioni … il siparietto che avevo in mente non si è avverato, per fortuna, forse sono troppo pessimista. Continuo la mia corsa a fianco a Gian Piero e dopo poco li vediamo. Avanzano leggeri, come volassero, la falcata è lunga e veloce, il ritmo intenso, ma, questa volta, ne sono sicura, Baldini non c’è. Possibile! Ma devo farmene una ragione e pensare alla mia corsa, anche se … ecco per un attimo provo ad immaginare a quanto deve essere bello tagliare il traguardo per primo. Chissà cosa si deve provare, quali emozioni ti assalgono … Ed è ancora gara ed è dura la corsa quando l’asfalto è ondulato come il mare che abbiamo sotto. Risalire la china dalla piazzetta di Portofino fino alla chiesetta, mi sembra una fatica assurda per le mie povere gambe troppo stanche, grosse e pesanti. Gian Piero non mi molla, e se in alcuni tratti prima mi ha dovuto frenare, ora rallenta la sua corsa per stare al mio passo. “Vai, tu ne hai ancora, ce la puoi fare bene!” Per tutta risposta ne ricevo una mano tesa. L’afferro e capisco che dovrò dare il massimo. Al Covo di Nord Est sono stanca, spompata, impreco contro me stessa, al mio “cadere in tentazione” così frequente quando vedo una mezza vicina a dove abito, alla mia voglia di esserci, di desiderare fatica e sudore, come se non bastasse il lavoro, la casa e la famiglia. E dire che penso anche di sentirmi “libera” quando corro … finisco per odiarmi, finché non lo vedo … E come un miraggio appare il bell’arco gonfiabile del traguardo, il tappeto sotto i miei piedi, la gente assiepata ai lati, lo speaker che parla, è finita! Forse meglio delle altre volte. Un’occhiata al tempo lo conferma. So che non è per niente merito mio, sono stata tirata, ma va bene lo stesso. E il mio campione che fine ha fatto?
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TI RITIRI ?(nuovo racconto di Claudio Gioli... più noto come "Il Jolly") |
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TI RITIRI ?  Chi si ricorda la barzelletta dei due ciclisti un po' stanchi all'apice della salita ma non distanti dal l traguardo.. e quello stremato dalla fatica dice all'altro altrettanto stanco:” Tiritiri?" … e l'altro poco lucido gli risponde : ”Trallalero trallallà”! Enigmatica risposta indefinibile nelle sue interpretazioni: risposta da demente, oppure risposta per mascherare un apparente momento di stanchezza? Battuta umoristica o espediente atletico per non svelare tattiche di sport? E' da qui che parte il pezzo ovvero la definizione che spesso si abbina alla frase che sibillina si sente echeggiare alla fine di ogni stagione tra alcuni atleti: quest'anno è stato l'ultimo il prossimo mi ritiro. E dire che anche ultimamente nel suo articolo sulla Bo Classic il "Presidente" ha mestamente detto tra le righe: ”…sarà l'ultima?”. Ma non solo lui, una mia amica un po' sconfortata si è lasciata scappare: “...sono un disastro non ce la farò...”. Chiariamo subito , non voglio fare il processo alle intenzioni, ma a queste due stoiche dichiarazioni risponderò dopo. Ora voglio definire i gruppi dei" runners" che dichiarano il loro ritiro: - a) coloro che si ritirano veramente - b) coloro che non si ritireranno mai -c) coloro che non si possono ritirare. Vi siete già individuati? Ovviamente si parla del futuro, facendo i debiti scongiuri, ma chiariamo meglio le categorie.  a) Quelli che si ritirano veramente. Fanno parte di questa categoria gli atleti professionisti o semiprofessionisti, coloro che hanno tempi di tutto rispetto o coloro che per gravi problemi fisici o di salute debbono dire" ciao " alla corsa. Per i professionisti o semi-prof. il ritiro è d'uopo al raggiungimento di quel periodo della vita agonistica in cui i risultati ottenuti, o in previsione quelli da ottenere, non sono più all'altezza delle aspettative del singolo. L'abbandono è secco e per anni la scomparsa dalle piste o dai luoghi di corsa è surrogata da commenti in una triste cabina di regia o a cavallo di una bici a seguito dell'atleta di testa. Dopo un po' però il ritorno è matematico, Bordin e Pizzolato sono l'esempio palese di come la corsa sia "una droga" a prescindere da tempi o posizioni di classifica. Quelli che abbandonano per problemi fisici o di salute (VERI ) lo fanno con così tanta tristezza che il solo pensiero di rivedere un luogo di corsa li fa star male e a loro va tutto il nostro affetto. C'è poi la categoria che abbandona per lavoro. Questo lavoro è veramente così inglobante da evitargli poche decine di minuti per allenarsi? A loro va tutto il nostro disappunto. b) A questa categoria appartengono quelli che non si ritireranno mai! Ne fanno parte tutti coloro che la pensano cosi: ” Se manco io non corre più nessuno la dentro”. Sono trascinatori nati. Uomini con un obbiettivo che va oltre la semplice vista di uno striscione . Uomini o donne che rappresentano o pensano di rappresentare il vessillo di un gruppo senza il quale la parata non ha inizio. Spesso ad un certo punto della carriera accettano l'inesorabile passare degli anni e, grazie alla loro intelligenza, rimangono indietro in classifica ma avanti nei pensieri dei loro amici e compagni. Altri , una frangia meno intelligente e più egoista, non accettano il sopravanzare dei loro compagni e finiscono per creare vari gruppi più o meno eterogenei.. con i loro seguaci o simpatizzanti e che finiscono per dividere il gruppo. Forse per loro è meglio il ritiro forzoso : la loro presenza è più un pretesto per farsi notare che per fare sport ed il ritiro fa parte della commedia. c) "Quelli che".. non si possono ritirare. Insomma la nostra categoria! Non possiamo andarcene ora: abbiamo ancora il nostro obbiettivo da raggiungere..! Fateci caso l'obbiettivo rimane lo stesso da un sacco di tempo ma gli anni no. Purtroppo quelli passano per tutti . E allora? Io devo arrivare là e fino a quando non ci riesco non ci penso neanche lontanamente ad appendere le scarpe al chiodo. Non è una questione di tempo è una questione di affetto, un profondo attaccamento a uno sport a cui abbiamo dato tanto e che ci da tanto. E' il nostro" complesso di Peter Pan" che ci fa rimanere un po' piccoli e con un sogno nel cassetto. Cercare di non invecchiare o forse invecchiare bene senza complessi ma con un sogno che ci fa svegliare sempre pronti alla sfida.... Purtroppo la lama della spada è sempre più corta di quella del nostro avversario. Finisco col rispondere al presidente: " Beppe non dire idiozie! Se le gambe non girano ti impresto una della mie.. così facciamo gli zoppetti ad Acqui Terme". ..e poi a te : " Cara amica ricorda che la forza di portare a termine o finire qualunque competizione , gara , percorso è già presente in tutti noi " forse a volte è solo un po' sopita per alcuni.. o solo in alcuni momenti ( nessuno è perfetto) Stringi i denti! ..e a tutti: " Sveglia la stagione è già cominciata! " il "jolly" ........TIRITIRITRULLALLA' 
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"Milano Marathon e la festa di compleanno rimandata" |
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Martedì 24 scorso è stata presentata la nuova Milano Marathon (11 aprile 2010..) e mi è venuto in mente l’articolo che avevo scritto d’impulso , ad agosto, appena saputo dello spostamento data . Sono andato a riprenderlo dalla mia cartella delle “bozze “ visto che è ridiventato d’attualità. (beppe chiesa)
"Milano Marathon e la festa di compleanno rimandata"
Ho vissuto tutto l'anno con problemi alle ginocchia. Gli anni passati a questo punto della stagione avevo già corso 3 o 4 maratone : questo anno zero!Sono 35** (Scritto ad agosto appena saputo di Milano, e prima della mia 36^, strisciando.., a Venezia)
non sono molte ,ma gli anni passano inesorabili e con loro se ne va l'efficienza e aumentano i tempi del recupero.
Quest'anno non corro a New York (me lo chiederanno in mille il "perchè no?") come ho fatto negli ultimi anni ad eccezione del 2006 ( Berlino) .
Quindi l'unico obbiettivo era fare la mia "decima" Milano Marathon ,in Autunno..a fine novembre o giù di lì ,come ho fatto in tutte le precedenti edizioni a partire dall'edizione bagnata del 2000, e magari approfittare dell'estate per recuperare dagli acciacchi o ritrovare vecchi stimoli che mi avevano fatto superare in passato problemi e difficoltà per arrivare a più di un traguardo, non sempre in splendide condizioni...
E poi la tegola: Milano spostata in Primavera!!!! Motivo? Palle o scuse. Le più tecniche la davano come accorpamento di 2 eventi Stramilano+Maratona(con 2 enti organizzatori diversi non sempre in sintonia..?), ma quest'anno c'è anche Linus, fino a ieri critico su Milano e milanesi:“ Non correrò più la Milano Marathon!”(.. se lo diceva lui..) poi le DeejayTen gli avrà fatto cambiare idea o qualcos’altro..?
La più meteorologica dice: "meglio la bella Stagione che le nebbie.." ma non sempre la primavera è calda .Di contro come non ricordare l'edizione torrida di ottobre 2006 (quella della medaglia di cartone...). E poi una serie di eventi in attesa dell’Expo2015 da vivere in quei giorni (?) ad accreditare la miglior scelta di data.
Il fatto di averle vissute dall'interno mi ha permesso di non perdere nessuno degli "autogol organizzativi":dal pettorale adesivo che dopo un ora di diluvio nel 2000.. si staccava , alla mancanza di acqua ai ristori sempre nella prima edizione , ai continui cambiamenti del tracciato, nessuno dei quali ha accontentato podisti, popolazione,e automobilisti !
Questi ultimi in tutte le edizioni ,nonostante info più o meno dettagliate, hanno cercato il privilegio di passare dove non era possibile e comunque mal sopportato sia questa che tutte le manifestazioni che hanno violato le loro comodità.
Della medaglia - gagliardetto poi sostituita solo a gennaio con quella metallica, si è già detto.. Cosa avrei potuto appenderla al mio "totem" carico di mille nastri e medaglie tintinnanti?In molti casi unici ricordi belli di una gara.
Dicevo cambio data senza motivazioni plausibili che ha creato inoltre una girandola di eventi alternativi o costretto le "italiane" Torino e ..Napoli( ?) a cambiare data più o meno concordando eventi in relazione a centenari d'italia e no..
Non parliamo di estero... Volevo correre a Parigi in attesa di una rivincita , e sarei stato disposto a correrla anche una settimana prima di Milano (di solito è la prima domenica di Aprile..) . No . La Paris Marathon 2010 si corre l’ 11 aprile 2001! Fantastico!
Mi avete rovinato i piani ! Anche se modesti, mi avete sballato programmazione, stagione, stimoli, insomma mi avete fatto incavolare.... !
Una cosa che ho sempre mal sopportato fin dai tempi del pallone , quando vivevo tutta la settimana e la vigilia in attesa di giocare in campionato ed in funzione di quello .
Quando succedeva era evenienza rara ,ma succedeva .. a volte o era la nevicata che faceva sospendere l'intero girone, o l'arbitro che non arrivava , ..o non mi ricordo quale altra causa, comunque non dipendente dalla nostra volontà , mi incavolavo..
Rimaneva la domenica (o sabato) giornata vuota, con la sensazione di insoddisfazione , di vuoto interiore,
che non era solo la voglia di scaricare tensioni ed energie ma sembrava più la privazione della festa al bambino che viveva e vive in me. Niente Compleanno .
Oggi come allora resta solo la delusione della mancanza degli amici intorno,
... mentre rimangono sul tavolo i regali da sfasciare.
(beppe chiesa)
P.s: Io ci sarò comunque e per chi vuol cominciare ad allenarsi... (vedi anche i programmi di allenamento AcquiRun e L'officina del Benessere)
la prossima primavera da Acqui Terme , partirà una ideale Staffetta che porterà gli atleti di Acquirunners a Milano per la Milano CityMarathon2010(cliccaQui) e poi a New York per la ING New York City Marathon con la collaborazione del Consorzio del Brachetto d’Acqui come è avvenuto l’anno passato. Ma di questo parleremo più avanti su www.acquirunners.it (
Indirizzo e-mail protetto dal bots spam , deve abilitare Javascript per vederlo
) b.c.
MILANO, 24 novembre 2009 -*"Quella dell'11 aprile 2010 sarà la decima edizione della Maratona di Milano, ma per noi è come se fosse la prima". Così il direttore della Gazzetta dello Sport, Carlo Verdelli, aprendo la presentazione della 42,195 km meneghina ha sottolineato la trasformazione radicale della gara, organizzata da Rcs Sport e da Rosa & Associati. *(da "La Gazzetta dello Sport" , www.gazzetta.it)
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Io non ne sapevo nulla..
C’eravamo trovati una domenica mattina al supermercato ed era nata una discussione che era diventata animata ed aveva anche raggiunto toni inusuali per luogo e anche per il tema della discussione.
Ci eravamo persi di vista , ma lui mi stava rimproverando di aver dato spazio, sul sito o con articoli sulla stampa locale , ad alcuni nostri atleti che a dir suo non lo meritavano, ne per il livello prestazionale e forse nemmeno dal punto di vista caratteriale, ( ora alcuni di loro stanno lasciando la nostra società..). Io avevo replicato che tutti erano degni di note o di segnalazione anche solo della loro presenza ad un evento , e senza che questo fosse accompagnato da riscontri cronometrici o record.. Il movimento podistico , la nostra società è cresciuta e non soltanto si è riempita di "Top runner " ma è fatta anche di entusiasti e meno stressati passisti.
Io inoltre gli avevo rimproverato la sua assenza, di non avermi segnalato le sue presenze a corse o gare in genere, ma anche di essere venuto a meno di un’iniziativa che si era ripromesso di portare a termine , e cioè una sorta di libro presenze-prestazioni e record riguardanti tutti i nostri podisti , un registro o Diaro annuale di corse.
Gli avevo quasi urlato “Sei un Lupo Solitario non hai a cuore la nostra società.. “.. e forse dell’altro…e Lui a dire che aveva sempre corso da solo…(non era vero).
Mi ero fatto prendere la mano, e come mi succede spesso mi sono pentito di cose dette, più di quelle fatte.
Mi ero anche dimenticato che quando si era trattato di scegliere da quale parte stare , lui aveva scelto, forse dolorosamente l’Acquirunners . Aveva scelto il nuovo e l’incognita, passando sopra a decenni di storia atletica e sue imprese piene di ricordi e anche affetti sotto i colori gloriosi dell’ATA Acqui.
L’avevo come si suol dire “ caricato” e la mia rabbia era arrivata anche a farmi meditare che non aveva senso continuare non solo la mia presenza ai vertici societari , ma anche sui destini della società stessa.
Io non ne sapevo nulla! Io non sapevo che lui era già carico!
Che stava vivendo o aveva appena vissuto momenti terribili, che forse gli avevano fatto assumere atteggiamenti rassicuranti per la persona vicina , e per lui si era tenuto tutte le ansie , facendosi carico, dei pesi e di tutte le responsabilità e decisioni che certe situazioni impongono.
Ma tutto questo senza che nessuno se ne accorgesse. Io non ne sapevo nulla! Nessuno si era accorto che la sua assenza da impegni o la sua presenza a volte schiva o volte muta non era solo parte del suo carattere , ma era il dover recitare la parte di quello forte che resiste non solo alla fatica della corsa ,o della maratona ma anche alla fatica di quella gara che sai non potrai vincere mai.
Io non ne sapevo nulla ed il mio cinismo , o la mia cattiveria non so come lui l’abbia vista o presa.
Di sicura sa che io dico quello che penso e non so se non glielo avrei detto lo stesso , ma forse l’avrei capito …ma non so se avrei avuto il coraggio di fare qualcosa.
Poi è successo tutto in fretta e la sorpresa ed il dolore ha colpito tutti !
Ho riletto la lettera che lui mi ha chiesto di pubblicare, e questa mi ha commosso come ha commosso tanti, non solo quelli che la stanno commentando,… e mi sono sentito di m...
Sei più forte di me ! Non solo perchè sei sempre stato più veloce o perché hai fatto quasi cinquanta maratone.. ma perché hai portato e stai portando con dignità e senza piangerti addosso quest’esperienza più grande di tutti.
Paolo continua a correre ancora per noi … e per Lorena
beppe
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Corridori per caso ..(amici per nulla) |
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Una borsa da sport? 10 euro con mastercard.
Un completo da running? 20 euro con mastercard.
Un cartellino Fidal e una visita medica? 40 euro con mastercard.
L’amicizia dei tuoi compagni di running? Quella non ha prezzo!  
Come sempre quando inizio un articolo un po’ di ironia non guasta, ma questa volta scrivo con un poco di sconforto e di delusione. (Foto sopra: muro berlino, sauta fos e salto)
Aleggia nei dopo gara.. o indiscrezioni hanno messo in giro la voce di defezioni o meglio , alcuni nostri atleti pare siano intenzionati, questa volta seriamente (per mancanza di nuovi stimoli? per puro spirito mercenario ..??) a cambiare società sportiva!. ( nella Foto: "Kakàsetenevaiiocambiosquadra")
E’ fisiologico e succede in ogni società che ci sia uno scambio, un crasi, passaggi per mille motivi da una società all’altra, ma quando gli attori sono persone che conosci , o pensi di conoscere, allora sono sorpreso.
La continua voce di possibili avvicendamenti ha confermato che per me rimane ancora un enigma l’animo umano.
Lui che è un atleta che tu hai fatto icona di riferimento, .. e lui che fa? se ne va. Lo prendi ad esempio ma che non riuscirai mai ad eguagliare.. e lui se ne va. Lo consideri porta bandiera della tua squadra, un amico… e lui se ne va ( foto: "I belong to miglior offerente..")
Ma quello che più mi addolora e che se ne va senza un motivo apparente o
meglio la scusa non è credibile.
Siete sicuri ( voi atleti errabondi e ondivaghi) che altre squadre, seppure più titolate, vi daranno lustro e spazio maggiore di quello che vi ha riservato in questi anni l’acquirunners?
Ne dubito, anzi sono certo di no. E lo dico perché ho vissuto per ragioni di studio esperienze agonistiche in squadre di atletica a Torino e dopo in team milanesi di vertice nell’atletica e nel Triathlon , dove il “Giollj” era diventato il “cartellino n° 11083…” e dove si sa che ci siete ma non si sa che faccia abbiate.
Forse per farvi conoscere torneranno utili per i vostri “Curricula” * gli articoli di Beppe, le foto di Claudio, oppure i filmati di Marco & di Lallo. *(Curriculum è una parola latina acquisita nella lingua italiana, derivata da currere, "correre".)-
Si andranno a rivedere quei lontani momenti di celebrità a cui non dovrete più abituarvi perché non ci sarà più nessuno a celebrarli. (foto: "Mancofossibeckham..")
Certo nessuno è “ profeta in patria”, ma qui c’è qualcuno che conoscendovi passa sopra alle vostre debolezze e vi trova giustificazioni.
Nelle grandi squadre ci sono personaggi che corrono a 3’ e 30” a chilometro e forse meno.. Troverete un vivaio di giovani così folto che sarà impossibile per voi “vecchietti” salire alla ribalta delle scene del podismo.
Niente articoli, niente più foto sui giornali, niente più servizi dedicati ma soprattutto niente più amici lungo il percorso a darvi acqua o conforto con i loro incitamenti , ma magari una bella “Foto di Gruppo” dove (voi o) tu sarai solo un puntino, magari pure nascosto..
Consapevoli che tutto questo vi può accadere allora , allora coraggio siete pronti per la sfida , ma se solo avete un dubbio… rimanete e per tutti noi sarete e continuerete ad essere i numeri uno della squadra!
Un sola cortesia , e lo dico ovviamente ovviamente a livello mio personale,
per favore non usate la nostra divisa per allenarvi. Avere un’identità sportiva è condividere con la propria squadra non solo le gare ma l’amicizia, e io non sono sempre propenso ad accogliere come figliol prodighi chi poi torna!
Il giollj
*esiste una prima versione.. (clicca qui: corridori_per_caso_1) ndr
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Paolo Zucca scrive di Lorena |
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Ringrazio tutti coloro che in questi giorni mi sono stati vicini manifestandomi il loro affetto, sotto ogni forma (anche in gara) aiutandomi a superare il doloroso momento dovuto alla prematura scomparsa della mia compagna Lorena.
Ma chi era Lorena? Per chi non avesse avuto la fortuna di conoscerla personalmente ne delineo un breve ritratto dal punto di vista sportivo perché per quanto riguarda la sfera più propriamente privata i ricordi li conservo gelosamente nel mio cuore.
Lorena era entrata nella mia vita circa 10 anni orsono, anche se solo da poco abitava con me stabilmente ad Acqui.
Ricordo i primi periodi di..studio, quando per starmi vicino e capire con chi sarebbe messa mi seguiva nelle lunghe trasferte invernali per cross e mezze (Scarmagno, Volpiano, Avigliana).era riuscita con il suo carattere aperto e solare a scardinare la mia corazza di orso solitario ormai destinato a una vita da scapolo.
All’inizio Le avevo fatto mangiare abbastanza freddo e solitudine; lei che amava il mare ed il contatto con gli altri. Non volevo che assistesse alle mie scarse prestazioni e la lasciavo a girare per negozi e centri commerciali spesso chiusi di domenica (anche se poi sapevo che di nascosto mi vedeva passare nel fango o sotto la pioggia..)
Non capiva come potessi fare tanta fatica e tanti km senza un minimo di premio in denaro e perché dovevo pagarmi anche le iscrizioni. In questo era stata mal abituata dai ricordi del fratello Mirco bravo ciclista dilettante che veniva pagato per la sua attività. Con il tempo però era riuscita a calarsi in questo nostro mondo di strani personaggi ed era diventata la mia prima tifosa, organizzandomi le trasferte, facendomi foto, consegnando i chip all’arrivo e ritirandomi i pacchi gara che mi personalizzava con qualche gadget in più e i volantini di località turistiche che avrebbe voluto visitare.
Per la sua spigliatezza e simpatia e solarità riusciva subito a fare gruppo con altre mogli e compagne (vedi Firenze, Roma, Bardolino) e orgogliosamente citava i miei risultati anche se spesso mi incazzavo quando sbagliava i tempi: “2h56 è il mio record, non 2h59,.. 4 Ironman non 2!!.. “e Va beh ciccio intanto sei lo stesso il mio ometto d’acciaio!”
In effetti la perdonavo sempre perché era difficile stare dietro a tutte le mie piccole-grandi imprese infatti per Lei l’importante era vedere il suo Paolino arrivare al termine di qualsiasi prova sano e salvo, al di là del risultato e festeggiare poi in qualche ristorante tipico. Temeva soprattutto le gare di triathlon perché mi vedeva uscire attardato dall’acqua (per le mie scarse doti di nuotatore) e allora io la rincuoravo mente salivo in bici e accampavo come scusa che l’acqua era fredda e il mare un po’ mosso.
Aspettarmi all’arrivo le stava un po’ stretto e allora ultimamente si era gettata anche Lei nella mischia partecipando alle mie stesse gare nella sezione non competitiva correndo a fianco di bravi e simpatici “tapascioni “ come Lei li definiva.
A dire il vero aveva anche corso a Nizza i 10 km della promclassic a gennaio, senza allenamento sotto l’ora! Con questo spirito aveva corso all’isola d’Elba, a Parma, a Roma, Milano e anche alla Traslaval (nella home www.traslaval.com compare la sua foto nel gruppo alla partenza) sempre con la canotta RUN LORENA che le avevo portato da New York e a cui avevo promesso di portare tra qualche anno infatti amava particolarmente l’ambiente festoso delle maratone, gli stand, i pasta party e le cenette post gara. A dire il vero alcune volte mi costringeva (come a Roma) anche a stressanti gimkane per negozi il giorno prima dell’evento), ma si sa anche noi uomini si doveva scendere a compromessi.
Il suo sorriso e la sua verve erano contagiosi e riusciva a fare gruppo coinvolgendo amici e sconosciuti (Fabrizio ricordi le foto e gli incitamenti in val di fassa?)
Addirittura al recente tour della Versilia era stata arruolata sul campo dall’organizzatore a consegnare le medaglie di “finisher” all’arrivo.
Lo scorso aveva subito un brutto intervento, ma con il suo grande coraggio e anche grazie al mio aiuto ne era uscita fuori brillantemente. Le lunghe passeggiate sul sentiero delle ginestre e la pista ciclabile di Sanremo erano servite a distrarla e fortificarla ancora di più progettavamo tante cose per il futuro anche se spesso brutti pensieri si addensavano.
A settembre, dopo una bella estate trascorsa al mare e in sagre paesane, che amava tanto, i primi segnali di qualcosa che non andava bene: ronzi, giramenti, mal di testa…
Per distrarla ero riuscito a farle percorrere la marcia di Arenzano e a fare l’ultimo bagno della stagione. Eravamo andati a limone del Garda in occasione della maratone e proprio qui aveva voluto farmi una sorpresa, prendendo il battello e aspettandomi all’arrivo a Malcesine.
A dicembre era previsto un bel weekend in occasione della maratona di Reggio Emilia città che Lei amava particolarmente per il carattere dei suoi abitanti solari e aperti come Lei e per i mercatini natalizi.
Purtroppo la malattia me l’ha portata via dopo una settimana di sofferenze in cui le sono stato ala fianco quasi ininterrottamente .
A reggio correrò ugualmente, con la sua canotta”” RUN LORENA, che mi starà un po’ stretta ma sarà un modo per sentirmela al mio fianco.
All’arrivo non la vedrò con il suo sorriso e non sentirò “Bravo ciccio” ma mi basterà alzare lo sguardo al cielo e immaginarla lì a… "immaginarla lì a inciuccare qualche moglie presente. "è lui il mio Paolino! il suo record è 2h59!"
No Lorena è 2h56! Hai sbagliato un'altra volta,devo venire su per ricordartelo?
ALWAYS IN MY HEART
Paolo
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